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Palermo ospita una tela di Solveig Cogliani magistrato e pittrice: interviene il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese a Palazzo Mazzarino

Pittrice, nata a Roma nel 1967 da genitori siciliani, Solveig Cogliani – nome scelto dalla madre in omaggio alla celebre composizione di Edvard Hagerup Grieg – è magistrato e pittrice, e i suoi quadri hanno girato il mondo intero. «Ma nella sala ‘Angelo Iervolino’ di Palazzo Mazzarino a Palermo – spiega il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese – sono messi come punti centrali, come architravi che reggono la costruzione, tre elementi che non si discutono: il dipinto in pigmenti naturali e acrilici, che Cagliani ha chiamato ‘Le cicogne sono immortali‘, il fil di ferro spinato poggiato sulla tela, ad esprimere la stoltezza e la precarietà di ogni confine nazionale e, a latere, un lungo componimento letterario e scenico incentrato sull’argomento e di grande impatto teatrale, per esprimere, con la chiarezza necessaria, una malattia cronica di infelicità sociale. Un grappolo di valori sono chiamati in causa: la libertà, la giustizia, la responsabilità, l’impegno, la lealtà, la coerenza e la solidarietà, e soprattutto l’amore verso gli altri, per chiedere di utilizzare quella porzione di realtà come fonte di potenziale evocativo e di infinita suggestione poetica. In connessione con la piaga sociale della migrazione, quelle cicogne del titolo, in quanto immortali, sembrano soccorrere uno squilibrio stridente: da una parte il ricco occidente, dall’altra un territorio simbolo dei nuovi diasporati: il Sinai; e in altro verso questi uccelli, simbolo di nascita, si fanno auspicio di un mondo libero dai confini delle nazioni.

L’opera respira le atmosfere precise dei luoghi e i colori scelti con decisione chirurgica sono inequivocabilmente mediatori culturali per quel viatico su tela dove sono date da leggere milioni di persone in movimento senza che nessun individuo sia figurato. Un miracolo della pittura! dove il territorio tutto viene considerato proprietà dell’unico popolo che l’artista conosce, quello umano. Respirato in prima persona da Solveig Cogliani, lo scorcio dipinto è l’interpretazione pittorica di uno scatto fotografico eseguito da lei stessa sul posto, il Sinai, appunto. Si tratta di un messaggio, per concludere, col quale l’artista sa indicare con fermezza la via maestra che da sola può condurre alla convivenza pacifica tra i popoli del mondo. È un messaggio di solidarietà profonda, di fratellanza universale». Fino al 16 gennaio, martedì – sabato 10.00 13.00 /15.00 – 19.00 in Via Maqueda al 383. In collaborazione con l’Università Pegaso, l’associazione Antonio e Lidia Bellomo e la Centosessantuno Artecontemporanea.

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