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“VITALI UNICO RESPONSABILE DELLA SCONFITTA DI FORZA ITALIA IN PUGLIA: NON CI FAREMO INTIMORIRE DALLE SUE MINACCE DI EPURAZIONE”

Il Coordinatore provinciale leccese di Forza Italia Paride Mazzotta replica duramente alle esternazioni del Coordinatore regionale dopo la debacle pugliese e rispedisce ogni accusa al mittente

Non c’è ombra di dubbio: alla luce dei fatti recenti e dall’analisi delle esternazioni post voto del Coordinatore regionale di Forza Italia bisogna riconoscere al neo senatore Luigi Vitali un grande merito. Mistificare la realtà dei fatti, accampare le più becere scuse e tentare di scaricare su altri il proprio fallimento politico richiede, infatti, un notevole coraggio.  Quel “coraggio” che il senatore Vitali ha dimostrato all’indomani delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo davanti all’inequivocabile debacle di Forza Italia in Puglia, sconfitta confermata dai  dati e ascrivibile esclusivamente a sue responsabilità e a errori macroscopici nella compilazione delle liste a cui lo stesso Vitali ha proceduto in maniera univoca e unilaterale senza avere l’umiltà e la capacità di ascoltare i territori, raccoglierne le istanze pressanti e trasporle in opportune candidature. Lo stesso “coraggio” che lo ha spinto ad ignorare il principio di coerenza e di rispetto della parola data: sino a qualche ora prima della competizione elettorale Vitali giurava che se il partito non avesse raggiunto almeno il 20% dei consensi in Puglia lui stesso si sarebbe dimesso. Quando i fatti e i “numeri” delle urne hanno confermato la sua sconfitta con una percentuale inferiore al 20% ha, però, tentato di mistificare la realtà sbandierando percentuali mai raggiunte e smentite a stretto giro dai dati ufficiali diffusi dal Ministero dell’Interno. Dati che hanno certificato un vero e proprio disastro cristallizzato da una sua personale sconfitta nel collegio uninominale nonostante i sondaggi lo dessero in vantaggio di 10% percentuali. Un calo vertiginoso dopo la sua discesa in campo che per Vitali si è tradotto in una sonora sconfitta proprio nella sua Francavilla. Perdente proprio in casa sua, insomma. Che il senatore Vitali sia stato colto da temporanea amnesia? Molto probabile a questo punto. Così come è probabile che abbia dimenticato i risultati delle elezioni regionali di tre anni fa quando a differenza di Lecce,  Brindisi che è la sua provincia di rifermento non ebbe la forza di eleggere neppure un suo rappresentante in Consiglio regionale. Impresa confermata anche in occasione delle elezioni amministrative: se Lecce ha incassato il 9% dei consensi, Forza Italia a Brindisi non è andata oltre il 4%. Ottimo lavoro, senatore! Così come da “manuale” in sede di compilazione delle liste è stata la volontà precisa di ignorare completamente i territori, la base e le classi dirigenti locali di Forza Italia che, piaccia o no a Vitali, hanno rappresentato e continuano a rappresentare il vero motore propulsivo di Forza Italia in Puglia. In fondo, però, il suo atteggiamento da piccolo dittatore e padre padrone potrebbe essere persino comprensibile se giustificato da un innato attaccamento alla “poltrona” che lo stesso Vitali dava per superato tre anni fa quando prometteva e giurava in tutte le sedi che avrebbe vestito i panni di padre nobile, archiviando la sua volontà personale di protagonismo elettorale e lasciando spazio alle rappresentanze territoriali e ai gruppi dirigenti locali. Un patrimonio costruito a fatica e con impegno che Vitali è stato maestro nel dissipare e disperdere in appena poche settimane. E mentre il senatore si riallacciava quelle “scarpe” che giurava di aver appeso al chiodo per lanciarsi in una nuova corsa alla poltrona, il malcontento in Puglia e nel Salento cresceva esponenzialmente. Se a Bari i consiglieri regionali Nino Marmo e Francesca Francioso contestavano apertamente e aspramente il metodo di designazione delle candidature e un altro consigliere regionale sbatteva la porta abbandonando il partito contestando il metodo di Vitali del “divide et impera”, nel Salento gli amministratori e i dirigenti locali sottoscrivevano un documento in cui denunciavano lo scippo perpetrato ai danni del territorio. Istanze legittime a cui Vitali ha risposto invece dispoticamente, ignorando i più basilari principi di democrazia e di confronto e tentando in tutti i modi di mettere all’angolo il sottoscritto attraverso inviti mancati ad incontri e manifestazione pubbliche, ultima in ordine di tempo l’Assemblea convocata la scorsa domenica a Lecce di cui non ho avuto notizia direttamente, ma anche a mezzo di nomine imposte non rispettando la volontà dell’assemblea provinciale e senza consultare il partito locali. Metodi dittatoriali che, mi spiace per lui, non sono bastati a intimorirmi. E non hanno avuto presa neppure le minacce di revocarmi l’incarico di Coordinatore provinciale soltanto perché in tutte le sedi pubbliche lamentavo la mancanza di riconoscimento del lavoro svolto da tutti i membri del partito e dalla base di Forza Italia in provincia di Lecce. Alle minacce non ho risposto prontamente “sì, padrone” come forse Vitali si aspettava ma ho continuato a difendere con tenacia il mio territorio, gli amministratori locali e tutti coloro che hanno creduto in questo progetto che doveva fondarsi sulle basi della meritocrazia e del rinnovamento e non sulle ambizioni personali di Luigi Vitali. Alle becere insinuazioni di non aver sostenuto il mio partito in sede di campagna elettorale, infine, non vale neppure la pena di replicare. Piuttosto che tentare di scaricare i barili e le colpe di una bruciante sconfitta personale, Vitali tenti di superare la sua comprensibile frustrazione del perdente facendosi un serio esame di coscienza. Tentare di accampare scuse e puntare il dito contro chi ha sempre lavorato per il bene e per l’interesse del territorio e del partito non servirà a Vitali a cancellare la bruttissima pagina di vecchia politica che ha scritto di suo pugno.

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